Rocker End

Un’unica lampada sul tavolo di mogano dalla luce giallastra, triste, illumina la stanza intrisa di vittorie passate: i dischi d’oro e di platino appesi alla parete scintillano nella penombra, il vecchio microfono riposto con cura in quella vetrina costosa, la fedele chitarra segnata da quegli anni di follia.

La mia Fender Stratocaster: blu elettrico con le venature in oro …

Ricorda una notte di Capodanno.

Fermando lo sguardo sul suo metallo gelido mi butto a peso morto sulla poltrona di pelle lasciando trapelare tutta la stanchezza dei miei 45 anni.

I capelli, ancora lunghi come allora, mi scivolano sugli occhi e sulle spalle.

Fisso quelle sei corde, immobili ormai da tanto tempo.

Era la mia bambina, la mia amante, il mio primo amore …

La mia migliore amica.

Abbasso lo sguardo verso il goccio di Jack Daniel’s che mi balla nel bicchiere.

Lo è sempre stata, da quel pomeriggio londinese dell’81, quando la scovai in mezzo ad altre cento accatastate in quel negozietto impolverato.

“E’ una Stratocaster del ’54.” Mio zio. Rocker dannato come me.

Innocente responsabile della mia passione.

Accarezzo la mia barba. Quel giorno, la sua, doveva avere esattamente questa lunghezza.

I ricordi, in marcia solenne, debuttano nel tetro palcoscenico della notte.

Ad uno ad uno fanno la loro entrata e si presentano.

Il primo, Passione.

Porta addosso il 1954, anno della mia chitarra. Saltella sul legno marcio come un bimbo felice. Com’ero io, quando la strinsi con le mie mani ancora troppo piccole, per la prima volta.

Sorride, fa un inchino.

Aspetta nella penombra l’arrivo dei suoi compagni.

Un’altra sagoma. Avanza.

Lo riconosco, è Ambizione.

Il suo numero è il 1982. Un anno ad imparare per poi urlare al mondo la mia musica.

I dettagli di tutti quei parchi e di quelle strade rovinate riecheggiano nella mia memoria.

Sembra passato un attimo, sembra trascorso un abisso.

Ancora nessuno mi sentiva.

Madame Solitudine era il mio pubblico.

Lo saluto di rimando e si allontana.

Un altro.

E il mio cuore non so se reggerà.

Lui, Adrenalina.Il nostro gruppo.

1985. 17 anni e sputare rock su quei microfoni mai cambiati.

La svolta di quella sera. Quel locale. E le groupies prendevano il posto di Solitudine.

Un ombra, dalle mille forme e colori, avanza.

Come si chiamava? Non lo ricordo.

Già, è Allucinazione.

Non ha un anno preciso, lui. Dietro gli scivolano quasi due decenni di date.

Porta in viso e sul corpo i segni di una vita buttata.

Lo accompagna una nebbia di polvere sottile, un bicchiere pieno e l’idea di una donna provocante.

Abbasso gli occhi.

Sul mio avambraccio destro lo vedo.

Gli anni di quel ricordo sparsi in bianche cicatrici a punta di spillo.

Lui fa lo stesso. Mi sorride.

Dal suo braccio ne esce ancora, di sangue.

La goccia macchia il legno. E la macchia non va più via.

Ultimo.

Eccolo, Fallimento.

2003. 2003 volte che sono stato ucciso. 2003 volte che ho perso tutto. 2003 amici che non ho visto più.

E’ troppo.

E’ brutale.

I volti cannibali di quel palco marcio si cibano di me.

Lacerano. Bruciano. Infilzano. Annegano.

Il Jack Daniel’s non s’è mosso dal bicchiere.

Gli occhi stanchi si guardano intorno.

Vecchie memorie. Vecchie vittorie.

E questo chi è? Non lo conosco.

“Eccomi, sono Rimpianto”.

 

!Bacio!

Stella_Marina

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10 thoughts on “Rocker End”

  1. Avrei fatto bene a scommettere sul tuo primo volo condiviso qui, e non la considero “fortuna del principiante” o chissà che altra diavoleria, ma passione pura, quella che ti scorre dentro leggendo queste righe intense che sanno accarezzare e insieme ferire….
    Davvero brava, un pò di coraggio per buttarsi è necessario per assaporare la bellezza di ciò che ti attende in fondo….!

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      1. Cerco sempre di lasciare qualche commento nei limiti del possibile quando apprezzo ciò che leggo nei blog e visto che a me non costa nulla spendere due parole, credo sia bello farlo con l’unico scopo di stimolare ancora di più la dedizione di chi crea/scrive qualcosa di piacevole…
        Chi lo sa, magari la gentilezza salverà il mondo 😉

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  2. Come mio solito parto prima con le cose che mi son piaciute meno, poi ti diró cosa mi é piaciuto.
    Non so se l’impaginazione che hai usato è voluta o se l’editor del blog ha fatto il suo “porco lavoro” ma mi sembra che ci siano troppi a capo. Stessa cosa per gli aggettivi, soprattutto nel primo paragrafo: appesantiscono un po’.
    Ora le cose che mi sono piaciute…
    L’idea! È molto bella e l’hai strutturata in maniera originale. Hai giovato molto bene con lo scorrere del tempo e, con lui, anche con le esperienze del protagonista. I periodi brevi fanno sentire un’ansia che alla fine viene svelata in tutta la sua tragicità. Mi è piaciuto anche come ti sei approcciata al finale, al punto si climax, in cui spieghi come stanno effettivamente le cose…

    E per ultimo brava! Brava perchè ci hai provato, brava perchè hai scritto e brava perchè come primo esperimento non c’è male!

    A presto

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    1. E’ la prima volta che mostro ad un pubblico un mio racconto e per questo motivo ti ringrazio sinceramente per le critiche.
      Trovo stimolante l’idea di ricevere diversi punti di vista e nuovi spunti da cui partire per migliorarmi.
      Rocker End l’ho scritto qualche annetto fa e si, lo ammetto, avevo una dipendenza da aggettivi … Ma ora, in teoria, ne sono uscita pulita 🙂
      Grazie di essere passato a dare un’occhiata e di aver espresso la tua opinione.

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  3. Trovo che l’idea sia MOLTO bella…adoro l’utilizzo delle varie fasi e delle parole per dividere i momenti. Davvero interessante. Sono pero’ d’accordo con un commento precedente: troppi spazi tra le frasi rendono la lettura un pochino lenta (sembra sia molto lungo e spaventa un po’). Ultimo pensiero personale…peccato abbia rinunciato e lo abbia visto come un fallimento 😉
    A presto e in bocca al lupo 🙂 Sei brava!

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    1. Ti ringrazio per i complimenti!
      Effettivamente stonano un po’ tutti quegli spazi vuoti, infatti ho rimediato con i racconti successivi!

      Grazie per la visita! 🙂
      Aspetto con ansia il racconto con le mie due parole!! 🙂

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